DALLE ALPI ALLE ANDE   di I2SDD Ugo e I2GFS padre Franco



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Pag. 6   ESSERE BAMBINI IN BOLIVIA

Nei paesi "ricchi" essere bambini è diventato più difficile di un tempo, si parla di "disagio giovanile", ma in quelli poveri le difficoltà sono quelle di sempre, legate alla necessità di sopravvivere in un mondo dove i problemi cronici sono quelli sanitari, quelli legati alla struttura e al concetto di famiglia, dove la difficoltà maggiore è quella di procurarsi il cibo.  Qui difficilmente avrete la possibilità di vedere un padre che tiene per mano il proprio figlio se non nei "quartieri alti" dove si vive e si pensa all'europea. Il resto del sistema famigliare corre con inserita una marcia in meno, fermo ad un arcaico disegno dove alla procreazione non segue il naturale impegno per un padre di aver cura della propria prole. Nella migliore delle ipotesi il compito di occuparsi a tempo pieno dei figli è demandato alla donna che qui deve anche necessariamente lavorare, ma molto spesso il rapporto di coppia dura il tempo di una gravidanza, poi l'uomo si allontana ufficialmente in cerca di un lavoro e scompare. Quasi sempre i bambini diventano uomini in tempi brevissimi per ripetere a loro volta questo ciclo perverso. Piccoli uomini vestiti spesso di un sorriso e di quattro stracci, con occhi grandi e nerissimi. Li trovi nelle ampie coperte coloratissime trasformate in zaino sulle schiene di madri senza età. Alcune chiaramente giovanissime, altre che potrebbero essere mamme ma anche nonne. Spesso la partenza del padre coincide con il ritorno della madre e del figlio alla famiglia di origine ed è la nonna che si occupa dei nipoti mentre la figlia lavora per procurare il sostentamento alla famiglia.

Li trovi ovunque, nascosti tra le bancarelle della cancha, o come piccoli gesù in una mangiatoia fatta con una cassetta per la frutta e riempita con le onnipresenti coperte dai mille colori. Piangono solo quando hanno fame, ma con discrezione, quasi non volessero disturbare la madre che lavora lì a pochi passi. 

Così diversi dall' immagine di bimbo alla quale siamo abituati, sembrano quasi consapevoli delle difficoltà che li circondano bruciando le tappe di un infanzia che dura il tempo necessario per imparare a correre sulle proprie gambe. Poi li trovi a piccoli gruppi, come passeri che si muovono con un frullio di ali per ritrovarsi a guardare il mondo dal basso, senza tutte quelle certezze che consideriamo normali poter dare ai nostri figli. Molti scelgono, ma è una scelta spesso costretta, la strada con le sue brutture, la droga, la prostituzione, le sue non-regole dove al primo posto troneggia la voce principale : fare tutto il possibile per sopravvivere.  Ho visto bambini che a malapena potevano raggiungere una decina di anni d'età stesi annusando colla, la droga a più basso costo in questo degrado, gli occhi persi a fissare il vuoto, apparentemente spenti ma aggressivi se solo ti avvicini. Non ti accettano o forse temono talmente la loro condizione di diversi da vedere nel prossimo solamente un potenziale nemico e non qualcuno in grado di aiutarli.  Se guadagni la loro fiducia però ti accettano nel branco, sei uno di loro e aspettano la tua visita nei giorni abituali nei quali porti loro qualche cosa da mangiare e una busta di latte.  Guai se tardi, esigono una spiegazione per l'incontro mancato e puoi leggere nei loro occhi la paura di perdere qualche cosa che hanno guadagnato a fatica, forse la tua amicizia.

Non deve però apparire carità, ma solo una forma rituale di cortesia come quando togli di tasca il pacchetto delle sigarette e lo fai girare tra i presenti perchè ciascuno si serva. Mangi un pezzo di pane con loro e ti raccontano tutto della loro giornata, mai della loro vita, sempre con spavalderia ed orgoglio mostrano le cicatrici risultato di una rissa o di un coltello, ma spesso solo di una caduta per ebetismo causato da una dose eccessiva di alcool o di stupefacenti.  E' dura incontrarli, passare la notte con loro e poi ritornare al mattino nella tua stanza con l'aria condizionata ed il frigorifero pieno di ogni ben di Dio.  Ti resta addosso un senso di colpevole impotenza e ti domandi quando l'anno prossimo forse tornerai a cercarli sotto quel ponte o in quell'androne buio, quanti di loro risponderanno al tuo Olà! e quante volte invece non ci sarà nessuno ad aspettarti o altre facce nuove, altri piccoli uomini e donne in cerca dignitosa di un aiuto si affacceranno per vedere chi stà invadendo il loro mondo. Non vi propongo su queste pagine le immagini crude di questi piccoli amici, lo faccio per rispetto nei loro confronti, per rispetto di una fanciullezza violata che meriterebbe una maggiore attenzione da parte di tutti, in particolare da noi adulti che troppo spesso troviamo più comodo voltare la faccia dall'altra parte per non  vedere.

Ringrazio senza distinzione gli amici cochabambini che mi hanno consentito di avvicinarmi a questo mondo di bambini-adulti o di adulti-bambini come preferite chiamarli ed in modo particolare a quello che chiamavo e chiamerò comunque semplicemente hermanito.  Se mi legge capirà.  
Grazie per quello che fate e per quello che continuerete a fare.
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