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DALLE ALPI ALLE ANDE di I2SDD Ugo e I2GFS padre Franco | |
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Pag. 2 La CANCHA | |
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Il giorno successivo, sistemate le valige e recuperate forze e idee dopo una sana dormita, ha inizio la frenetica attivitą per risolvere le nostre problematiche amministrative e di affari, motivo principale del viaggio. Siamo consapevoli che tutto il tempo rimanente lo potremo utilizzare per visitare i tanti amici che ci aspettano e per una full immersion nella naturaleza che qui č di una bellezza straordinaria con paesaggi mozzafiato. Ci riusciremo purtroppo solo in parte dato che la burocrazia, gią notoriamente lenta a casa nostra, qui sembra muoversi al rallentatore e ci ruberą una grossa fetta della nostra vacanza. Ci troviamo con Alcides da Franco, nel convento dove ha preso alloggio e dove ci ritroveremo poi praticamente ogni mattina e metą pomeriggio per bere l'ottimo caffč cortesemente offerto dalle suore.
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La tappa quotidiana alla Cancha ( mercato all'aperto ) č di rigore. Qui non puoi tornare dicendo di non aver trovato quello che cercavi. Ci si trova di tutto, anche le cose pił impensabili, in un piacevole caos di persone e di cose dove l'effetto predominante č il colore. Non un singolo colore perņ, ma una cascata di sensazioni visive provenienti dalla moltitudine dei banchi. Frutti esotici fanno bella mostra di se tra piramidi di agrumi e grappoli d'uva con acini di dimensioni enormi in un arcobaleno di tessuti locali indossati dai mille volti che danno vita al mercato. Un mondo multicolore di etnie riconoscibili dalle fattezze, ma anche dal tipo di abito, dalle lunghe trecce delle cholite, da come vengono portati improbabili copricapi tra una cacofonia di voci che non parlano spagnolo ma i tanti arcaici dialetti precolombiani in uso abitualmente tra la gente comune ( quechua, aymarį, guaranķ e i tanti amazzonici ). La gente il castigliano lo usa solo per comunicare con il mondo esterno, con gli estranei, con i pochi turisti, con i gringos come li chiamano loro non tanto sottovoce e con una punta di disprezzo. |
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| Loro parlano inconsapevoli la lingua di popoli fieri misteriosamente scomparsi ( il codice morale inca č ama suwa, ama llulla, ama qhillae ovvero non essere nč ladrone, nč bugiardo, nč fannullone ) e quello che stupisce č che tra loro le varie etnie si capiscono, a differenza di noi dove un dialetto puņ costituire una insormontabile barriera tra persone che abitano solamente a qualche chilometro di distanza. | |
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